Basket

Basket: la storia di uno sport

Inizialmente per giocare a Basket, si usava come bersaglio un cesto di vimini (simili ai cesti da picnic) che era fissato ad un palo. Quando una squadra segnava, l’arbitro doveva salire su una scala e recuperare la palla.
E lo sapevate che il basket è stato inventato negli Stati Uniti il 15 dicembre 1891, dall’insegnante di ginnastica James Naismith che scrisse le regole di un nuovo gioco, creato per tenere i giocatori di football allenati durante l’inverno?
Ebbene sì sono davvero molte le curiosità che riguardano il basket, uno dei giochi più amati al mondo.
Questo sport si è diffuso velocemente negli USA, ma ben presto approdò in diversi altri Paesi del mondo e adesso è praticamente giocato dappertutto.
Ad istituire questo sport furono proprio cinque semplici regole introdotte dall’insegnante di educazione fisica Naismith:

1) si doveva usare un pallone rotondo, che poteva essere toccato solo con le mani;
2) non si poteva camminare con il pallone fra le mani;
3) i giocatori potevano posizionarsi e spostarsi ovunque nel campo;
4) non era permesso il contatto fisico tra i giocatori;
5) l’obiettivo era posizionato orizzontalmente, in alto.

Nel 1925 venne fondata la American Basket League, che rimase attiva per trent’anni, simile all’attuale NBA. Nel 1932 fu creata la FIBA, la federazione internazionale di pallacanestro attiva ancora oggi, mentre la NBA fu fondata nel 1946 con il nome di Basketball Association of America (BAA), assumendo il suo nome attuale tre anni dopo, in seguito alla fusione con la National Basketball League (NBL). Nel nostro paese il basket ha avuto una diffusione relativamente recente rispetto agli altri sport, infatti nasce soltanto nel 1907 divenendo poi sport nazionale nel 1930. Oggi a livello professionistico la massima competizione riguarda la lega maschile di Serie A, con 95 edizioni. La squadra che ha vinto più titoli di tutti in Italia è l’Olimpia Milano, con 28 vittorie nel campionato.
Quando parliamo di basket non possiamo non parlare dell’icona per eccellenza di questo sport Michael Jordan.
Jordan possedeva o possiede ancora un’aura di sacralità, era divino.
La leggenda del basket americano inizia la sua carriera perché viene scelto come terzo giocatore dai Chicago Bulls e così entra a far parte dell’NBA. Non è un bel momento per la squadra ma al suo arrivo le cose cambiano in meglio e si inizia a vincere. Nel 1983 è nominato “Rookie of the year”, miglior matricola nel massimo campionato, viene convocato all’All Star Game conquistando l’attenzione del mondo dello sport. Tutti aspettano di vedere il suo talento, le sue schiacciate volanti. Un brutto infortunio blocca l’inizio del secondo anno tra i professionisti. Ma lavora sodo e rientra più forte di prima, ai playoff del 1986 è da record con 63 punti a referto contro i Boston Celtics.
Per la massima consacrazione bisogna attendere il terzo campionato. Miglior marcatore in assoluto di sempre, con una media di 37 punti a partita, un idolo indiscusso. Il suo nome viene associato alla parola “Air” per la capacità che ha di volare a canestro senza mai fallire.
Jordan diviene non più solo un giocatore ma un uomo da copertina. Ha segnato la storia della pallacanestro rompendo tutti gli schemi, un terremoto che ha cambiato le regole del passato, qualcosa che ha trasmesso con una velocità e una forza dirompente, un modello di sport, di gioco, di comportamento completamente nuovo.
Jordan si è trasformato in un brand, è forse l’unico campione che ancora oggi non ha bisogno di un nome. Bastano soltanto le sue iniziali: MJ.
È tutt’oggi il simbolo per eccellenza della pallacanestro.

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