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Basket, “The Last Dance” trionfa agli Emmy Awards 2020

Altro successo per Michael Jordan: “The Last Dance” premiato agli Emmy come miglior docuserie non-fiction

Michael Jordan trionfa alla 72esima edizione degli Emmy Awards grazie alla docuserie “The Last Dance” che, oltre ad essersi aggiudicata precedentemente tre nomination, ha conquistato la vittoria nella categoria più prestigiosa, quella della miglior serie non-fiction o documentario.

“The Last Dance” è un viaggio in 10 capitoli nel controverso mondo della leggenda vivente della pallacanestro, Michael Jordan, e dei Chicago Bulls che nella stagione 1997/1998 vinsero per la sesta volta il titolo NBA, entrando nella storia di questa disciplina sportiva come la miglior squadra di sempre. Il documentario ha registrato un numero di spettatori da record per un prodotto della ESPN, dominando ad inizio anno la scena televisiva mondiale nel momento in cui la quasi totalità dei campionati e degli sport erano ferma a causa del coronavirus.

Il regista Jason Hehir ha documentato in questa fortunata serie gli eventi che si sono verificati prima, durante e dopo i sei titoli conquistati da Chicago in NBA (dal 1991 al 1993 e dal 1996 al 1998), dando risalto a filmati (anche privati) mai visti prima della stagione 1997/1998, nonché ad alcune interviste rilasciate da Jordan in prima persona, addirittura dall’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama (originario di Chicago e tifosissimo dei Bulls), dai compagni di avventura ai Bulls Scottie Pippen, Dennis Rodman, Steve Kerr, da coach “zen” Phil Jackson, e da altre celebrities americane, come Carmen Electra (all’epoca fidanzata di Rodman), coinvolte in qualche maniera in quella che passerà alla storia come un’annata irripetibile.

Prima del trionfo agli Emmy, “The Last Dance” ha ricevuto in sostanza recensioni positive da tutti gli addetti ai lavori, a partire da Metacritic che ha assegnato alla docuserie un punteggio di 91/100, mentre il sito Rotten Tomatoes ha premiato il documentario con un punteggio di 96/100. La serie ha avuto una media di 5,6 milioni di spettatori per puntata solamente negli Stati Uniti, con un picco di quasi 7 milioni di persone che hanno visto il primo episodio della serie. Oltreoceano, il documentario ha fatto segnare il record di oltre 25 milioni di spettatori su Netflix, riscuotendo un enorme successo anche in Italia.

Il regista della serie Hehir ha voluto ringraziare in prima battuta Michael Jordan (il vero protagonista della serie) per essersi concesso totalmente nello sviluppo e nella produzione del documentario, diventato oggi il prodotto della ESPN più visto della storia dell’emittente televisiva americana.

Lo stesso Hehir, dopo la messa in onda della serie, rivelò che Jordan, prima di entrare a far parte del progetto “The Last Dance”, sciolse le sue ultime riserve dopo che alcuni giornali sportivi americani misero in dubbio il suo status di G.O.A.T. (acronimo inglese per greatest of all time, ovvero “il più grande di sempre”) nell’annata della vittoria del primo titolo da parte dei Cleveland Cavs di LeBron James.

Citando proprio Jordan, la cosa “… andò sul personale” e toccò nell’intimo così tanto il leggendario campione dei Bulls che lo stesso si decise per produrre in prima persona la docu-serie e dimostrare a tutti, come già fatto innumerevoli volte nel corso della carriera professionistica, di essere ancora il numero uno, in tutti i campi.

Ci sarà mai un seguito? “The Last Dance” è diventato nel giro di poche settimane un fenomeno di dimensioni mondiali tanto che la NBA stessa sarebbe pronta a cavalcare l’onda di questo successo, producendo un sequel, anch’esso diviso in 10 puntate, che sarà chiamato “Beyond The Last Dance”. Si tratterà di un podcast televisivo, una sorta di racconto dal backstage, all’interno del quale il giornalista J. A. Adande e l’ex play dei Bulls BJ Armstrong (tutti e due già presenti nella serie vincitrice di un Emmy) parleranno come in un talk show dell’eredità lasciata da Michael Jordan e dai Chicago Bulls più forti di ogni epoca.

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