Calcio

Pelé, il mito compie 80 anni

Il mondo dello sport festeggia gli 80 anni del Re del calcio

Chi è stato il più grande calciatore di tutti i tempi? Tutti (o quasi) per un momento nella nostra vita ci siamo fermati a discutere con gli amici e i conoscenti sul nome del miglior giocatore di calcio di sempre. La maggior parte delle persone non ha mai avuto dubbi a riguardo. Quel nome è Edson Arantes do Nascimento, al secolo Pelé, O Rei, il più grande di ogni epoca.

La sua leggenda comincia 80 anni fa. In tanti hanno provato a spodestare sua maestà dal trono del più grande di sempre. Il discusso talento argentino, Diego Armando Maradona, per anni (e secondo alcuni ancora oggi) è stato considerato, insieme al brasiliano, il miglior giocatore della storia del calcio. Ma “O Rei” è stato il solo calciatore professionista (insieme ai due moderni fuoriclasse Messi e Cristiano Ronaldo) ad aver messo a segno almeno 50 reti per 5 stagioni in carriera, a vincere tre Mondiali, a segnare circa 1300 gol.

Pelé è nato a Três Corações, nel Minas Gerais, il 23 ottobre 1940, da papà Dondinho e da mamma Celeste. I suoi genitori lo chiamarono Edson, in omaggio all’inventore Thomas Edison. In seguito sarebbe diventato Pelé, il miglior giocatore di tutti i tempi, “o menino” (il ragazzino) che ha conquistato il mondo con la sua abilità, il suo carisma ed il suo impegno in favore dei più deboli.

Pelé ha vissuto una infanzia assai umile. Da piccolo iniziò a lavorare vendendo noccioline e pulendo gli stivali presso la stazione ferroviaria della sua città natale. Amava giocare a calcio e pur non avendo né un pallone, né tantomeno scarpette adeguate al gioco del calcio, improvvisava dribbling e partite lungo le stradine scoscese del paese, sfornando colpi ad effetto con quel fisico gracile e quei piedi che pochi anni più tardi avrebbero fatto la sua fortuna e quella di una intera nazione.

Pelé trovò così spazio in alcune squadre locali dove il suo talento emerse prepotentemente. A 15 anni fece le valigie per trasferirsi a San Paolo (dove per la prima volta nella sua vita vedrà l’oceano Atlantico) e firmare con il Santos.

Siamo nel 1956 e la leggenda del più grande di tutti i tempi è appena iniziata. Due anni dopo il suo passaggio al Santos, Pelé alza la sua prima Coppa del Mondo in Svezia. L’opinione pubblica mondiale comincia a parlare del “menino nero” che ha rivoluzionato il gioco del calcio, inventando dribbling e passaggi impossibili, segnando gol diventati antologia di questo sport. Da allora, Pelé è finito su tutte le prime pagine dei più prestigiosi giornali e riviste del settore, ricevendo una valanga di offerte dalle più grandi squadre del vecchio continente.

Pur tuttavia, come ci ricorda la storia, “O Rei do futebol” decise di fermarsi al Santos per trasformare la compagine albinegra nella squadra invincibile che ha segnato un’epoca negli anni sessanta e settanta, potendo contare, oltre al campione di Três Corações, anche sui vari Dorval, Melgávio, Coutinho e Pepe.

Quando nel 1974 decise di lasciare il Santos, Pelé era già diventato campione del mondo con la nazionale carioca tre volte ed ormai era conosciuto a livello internazionale come una vera e propria celebrità. La sua ultima avventura da professionista come calciatore fu con i Cosmos a New York. La Warner (proprietaria del club americano) fece carte false per avere il brasiliano in squadra (ovvero gli propose uno stipendio di quasi due milioni di dollari per tre anni) e per promuovere il movimento calcistico statunitense nel mondo: così, oltre Pelé, nella Grande Mela arrivarono altre stelle del calcio mondiale, come Carlos Alberto, Beckenbauer e Chinaglia.

Questo è stato l’ultimo capitolo di una carriera che si è conclusa con 1283 gol segnati, secondo i conti fatti dallo stesso tre volte campione del mondo. Gol più, gol meno, quello che mai cambierà è il fatto che Pelé è stato l’artefice della nascita del Brasile “paese del calcio”, un sognatore capace di volare oltre tutti i confini, anche nelle situazioni più avverse.

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